Yoga Polifunzionale

Accademia Yoga Samavaya - Lissone

 

Accademia Yoga Samavaya - Yoga Polifunzionale

 

Corsi di Yoga e Meditazione a Lissone, Muggiò, Biassono, Desio, Vedano al Lambro, Lecco, Como, Varese, Bergamo, Sondrio, Monza e in tutta la Brianza.

 

  1. Le diverse vie dello yoga
  2. Trattamento yoga
  3. Analisi yogica personale
  4. Analisi dei chakra
  5. Counseling yoga
  6. Il massaggio del piede

Le diverse vie dello yoga

Esistono differenti tipi di yoga ed esistono diverse modalità possibili che ci permettono di entrare nella dimensione dello yoga. Le tradizionali lezioni settimanali di gruppo (di qualsiasi tipo di yoga si tratti) sono solo uno dei tanti modi per vivere tutto quanto questa disciplina può offrirci.

Presso l'accademia si impiegano pratiche utili per occuparsi del proprio benessere attraverso consulenze e trattamenti individuali estremamente personalizzati e mirati.

Ogni pratica si concretizza in un lavoro individuale dove l'insegnante, attraverso una precisa analisi, il tocco consapevole, l'intervento sul corpo, ottiene risultati orientati al riequilibrio e all'armonizzazione globale della persona. La scelta del tipo di trattamento varia a secondo delle esigenze e delle problematiche che vengono sollevate al momento del primo incontro.

Quanto esposto è relativo a un modo di "praticare yoga" poco diffuso per non dire unico. Questo non significa pensare d'avere creato un nuovo sistema per la salute e il benessere naturali piuttosto d'avere messo in pratica i concetti tradizionali dello yoga in modo completo e sistematico.

   

Trattamento yoga

Il trattamento yoga è un modo piacevole e distensivo che ci permette di entrare in contatto con lo yoga... Attraverso lo yoga. È un'occasione unica, e raramente praticata. Non si tratta di uno "yoga di coppie" ma di un vero e proprio trattamento che si riceve restando comodamente sdraiati su un lettino da massaggio. Si utilizzano i principi yogici per arrivare a un rilassamento completo di tutta la muscolatura e del sistema articolare in generale.

Che cosa differenzia questa pratica da un normale massaggio? Lo si riceve restando vestiti, come si ricevono, tanto per intenderci, i classici trattamenti di shatzu.

Scrive il grande maestro di yoga Iyengar: "toccando leggermente laddove le cellule sono immobili, è come se si creasse un impulso di vita e le cellule tornano a pulsare. Questo tocco leggero del maestro sul corpo è ben diverso da quello del massaggio; è più del massaggio; è un'auto-correzione che il massaggio non può produrre. Nello yoga l'effetto di questo tocco è duraturo perché per suo mezzo riusciamo a far comprendere all'allievo cosa sta avvedendo nel corpo".

 

In questo lavoro è importante che chi riceve il trattamento si trovi innanzitutto in un buono stato di consapevolezza del corpo. La persona deve "sentire" cosa succede, essere presente a quanto viene eseguito e a quanto si sviluppa e si modifica nel corpo durante il trattamento.

Questa fase di educazione al sentire è un momento importante del trattamento che difficilmente si prende in considerazione quando si viene trattati.

Dopo che la persona è entrata in contatto con le sensazioni del proprio corpo come prosegue il trattamento?

Tutte le articolazioni vengono toccate dall'insegnante e messe, come vuole lo yoga, in una posizione comoda e riposante proprio come insegna la tradizione dello yoga (sthira-sukham âsanam). Ogni singola articolazione viene sistematicamente rilassata e ogni muscolo, al contatto del tocco preciso e mirato dell'insegnante (o dell'operatore yoga), viene ri-vitalizzato, tonificato e sapientemente reintegrato all'interno della corporeità.

Il trattamento si è rivelato utile per introdurre lo yoga a coloro che desiderano sperimentarlo per la prima volta o per trattare tutti quegli allievi o persone che vogliono favorire la trasformazione di blocchi o tensioni articolari e muscolari in stati di rilassamento profondi e meditativi. Attraverso il "tocco" molte aree del corpo vengono restituite al respiro, al prana e al libero fluire della vitalità.

  

Analisi yogica personale

Momento importante, preliminare al trattamento sopra descritto, è "l'analisi yogica". Lo yoga ha analizzato e contato i vari aspetti costituenti dell'uomo. Grazie al Samkhya-darshan (una delle tradizioni che formano lo yoga) ci è stata tramandata una visione antica molto distante dalle attuali analisi mediche e biochimiche a cui siamo abituati oggi, che sono, di esclusiva pertinenza del medico e delle autorità sanitarie. In questa descrizione l'uomo è formato dai cinque karma indriya (gli organi dell'azione), i cinque jnana indriya (gli organi sensoriali), i cinque mahabhutas (i cinque elementi, la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria, lo spazio) e i diversi aspetti e stati di coscienza relativi (manas, ahamkara, buddhi).

La tradizione delle Upanisad (precedente allo yoga) ci ha trasmesso la visione dell'uomo costituito da cinque aspetti (kosha) che formano l'essere: il corpo fisico, respiratorio, emozionale, mentale, spirituale. La tradizione dello hata yoga (un'altra antica tradizione che forma il corpo unitario dello yoga), ci ha trasmesso i concetti relativi ai vayu, ai chakra e ai canali pranici fondamentali (ida, pingala, sushumma).

Tutti questi aspetti considerano l'uomo inserito nel flusso universale e in contatto armonico con sé stesso. Tale sistema di analisi permette di verificare in modo dettagliato il tipo di schema personale e l'eventuale influenza che esso esercita sullo stato di equilibrio dell'individuo.

Nota bene: tale tipo di valutazione non va considerata in alcun modo un tipo di diagnosi né è in grado di individuare patologie.

L'aspetto importante e fondamentale di questa analisi yogica è anche un altro: questa analisi viene compiuta dalla persona stessa che viene accompagnata all'ascolto di questi aspetti dall'insegnante o operatore di yoga che lo segue. Questo è quanto chiede lo yoga: sviluppare una capacità di ascolto che ci permetta di entrare in contatto profondo con noi stessi col minor interevento possibile proveniente dall'esterno. Un'analisi esperienziale, dunque, vissuta in prima persona assieme all'insegnante che ci guida all'incontro con i vari aspetti che costituiscono il nostro essere. Un'esperienza unica e fondamentale che ci porta direttamente nelle profondità e nel cuore dello yoga.

Grazie a questa pratica insegnante e allievo valutano "insieme" la condizione dei karma indriya, degli jnana indriya, dei mahabuthas, dei vayu, dei chakra e dei canalini pranici fondamentali cercando pratiche adatte per armonizzare gli aspetti non in equilibrio.

  

Analisi dei chakra

Da molti anni ormai scrivere di chakra è diventato una consuetudine, anzi, i chakra sono entrati così tanto nel nostro "immaginario collettivo" occidentale che parlarne non è più una novità, sembra che tutti ne sappiano qualcosa. Si sente parlare di vortici di energia, di chiusura e apertura di chakra, di chakra bloccati e riattivati, di risveglio e attivazione degli incredibili poteri che vengono a loro attribuiti.

Può sembrare addirittura anacronistico o fuori moda, oggi, considerare i chakra e le loro funzioni. Si associa la parola chakra a tanti settori relativi allo studio della persona: chakra e psicologia, chakra e cristalli, chakra e meditazioni, colori, suoni. Forse però tanti non sanno nemmeno quale sia esattamente la tradizione dalla quale arriva questo termine e quali significati possa effettivamente avere.

I chakra sono sintesi di tradizione, simboli complessi che recano al loro interno precisi significati, a cominciare dai loro nomi. Ci siamo mai chiesti ad esempio come mai si parla sempre di "chakra del cuore" mentre il suo nome tradizionale "anatha chakra" significa in realtà "chakra del suono increato"?

Libri sull'argomento ce ne sono ma spesso dicono in realtà poco o niente. Come si "lavora" su un chakra? Si possono effettivamente aprire e chiudere a piacimento, a discrezione del potere del terapeuta o dell'insegnante di yoga che li utilizzano? Ci scusiamo per l'ironia ma in tanti anni ne abbiamo sentite veramente di tutti i colori compreso il fatto che si utilizza questo termine per esercitare un potere su tante persone o allievi di yoga che ne ignorano le reali dinamiche.

Non è qui la sede per spiegare nel dettaglio la genesi dei chakra. Accenniamo piuttosto al fatto che è possibile utilizzare il sistema dei chakra (e della kundalini) a fine evolutivi, per il miglioramento della persona nella sua totalità. È una pratica yoga e come tutte le pratiche yogiche va esperita sistematicamente, con costanza e impegno. Ma teniamo a sottolineare una cosa: praticare utilizzando il percorso dei chakra non vuol dire risvegliare poteri miracolosi nascosti dentro ognuno di noi. Lavorare sui chakra è come lavorare sui cinque kosha o sulle otto tappe dell'astanga yoga. Nulla di più. Si lavora sui chakra utilizzando asana, pranayama e meditazione come avviene sempre, tradizionalmente nello yoga.

In cosa consiste dunque l'analisi dei chakra? È un modo per osservare su quale di questi sette aspetti sia necessario concentrare le proprie forze interiori per poter proseguire nella propria evoluzione personale, per potersi migliorare come persone o per ridurre al minimo disturbi che rendono difficoltosa la vita. Fare un'analisi di questi sette aspetti vuol dire individuare quale di questi sette segmenti o aree del corpo necessitano di una pratica più accurata e mirata. Oppure vuol dire su quali di questi sette aspetti, dal punto di vista dello stato di coscienza, è necessario concentrare le proprie meditazioni (il nome di ciascun chakra può essere visto come relativo a uno stato d'essere).

  

Counseling yoga

Lo yoga si occupa, grazie anche a testi filosofici come le Upanisad, della condizione esistenziale dell'uomo, del bisogno di comprendere il senso dell'esistenza, di sapere come muoversi nella vita soprattutto nel momento in cui vengono a mancare le forze e le motivazioni che ci hanno guidato fino a un dato momento del nostro percorso evolutivo.

È straordinario notare come le motivazioni che spingono alla pratica dello yoga sono le stesse che troviamo espresse nel testo scritto da Rollo May, uno dei padri fondatori del counseling. Possiamo proprio affermare che yoga e counseling si pongono in sostanza gli stessi obiettivi nei confronti dell'essere umano. Quanto leggiamo nelle prime pagine di questo testo ci fa comprendere cosa siano lo yoga e il counseling e quali obiettivi si prefiggono.

"Che cos'è un essere umano? Questo è il punto da cui deve iniziare una discussione costruttiva, perché l'efficacia del fare counseling con degli esseri umani dipende dalla nostra comprensione di ciò che essi sono in realtà... Ciò che caratterizza la personalità è la libertà, l'individualità, l'integrazione sociale, e la tensione religiosa. La personalità è il realizzarsi del processo della vita in un individuo libero, socialmente integrato e psicologicamente consapevole... Compito del counselor è quello di assistere il cliente nella ricerca del suo vero sé e poi di aiutarlo a trovare il coraggio di essere quel sé" Rollo May, L'arte del counseling.

Un incontro di counseling-yoga ci può aiutare a trovare degli spunti e delle meditazioni utili per ri-orientare il nostro comportamento e atteggiamento nei confronti della vita, di noi stessi e del mondo con il quale siamo in relazione.

Lo Yoga Sutra di Patanjali è il più antico e importante testo di yoga e, di fatto, è un sintetico testo di psicologia sperimentale. In questo libro, composto da 196 aforismi si afferma che lo stato mentale dell'uomo, quando è disturbato da emozioni e memorie, causa sofferenza che toglie libertà e indipendenza al suo agire quotidiano.

In questo antico libro Patanjali invita il praticante a concentrarsi relativamente al proprio comportamento, alle abitudine nocive ereditate e offre spunti per meditazioni profonde e efficaci.

  

Il massaggio del piede

Tutti ormai conoscono la reflessologia, quella particolare disciplina che riesce a individuare una serie di punti riflessi, posti sotto la pianta del piede, allo scopo di massaggiarli per ricavare un effetto di benessere globale della persona.

Nel piede in sostanza viene proiettato l'intero organismo, si è costruita una mappa dove ogni organo viscere o sistema del corpo viene proiettato fedelmente.

Nella tradizione dello yoga si pensa che l'uomo sia costituito a immagine e somiglianza dell'universo, è così che l'uomo diventa un micro-cosmo nel macro-cosmo.

"Yatha Pinde Tatha Brahmande", tutto ciò che è presente nell'individuo è presente anche nell'universo, afferma la tradizione del tantra-yoga.

È all'interno del micro-cosmo (corpo-mente) che, secondo i tantra, noi troviamo la via di accesso al cosmo esterno. L'intera architettura dell'universo si rispecchia fedelmente nel nostro corpo-mente. Il concetto di riflessologia estende questo concetto ulteriormente: all'interno dell'uomo che diventa il macro-cosmo, esiste un micro-cosmo che riproduce fedelmente l'intero. Questo micro-cosmo è localizzato nel piede.

"Noi possiamo accedere al cosmo addentrandoci in noi stessi, poiché realtà oggettive e soggettive si evolvono insieme derivando dalla stessa realtà e sussistono sempre in essa" (Il libro del tantra, G. Feuerstein).

Con questo non si vuol dire che la reflessologia è nata dallo yoga ma il piede, quale organo meraviglioso, non è sfuggito alla osservazione e considerazione di alcuni antichi maestri. Il piede per una serie di sue caratteristiche peculiari è il mezzo per entrare in comunicazione profonda con il proprio essere.

Un antico maestro di nome Vamanadatta ispirato dalle pratiche e dalla lettura del Vijnabhairava ha lasciato un'opera quasi del tutto dimenticata dal titolo Svabodhodayamanjari, "il mazzo di fiori del sorgere della nostra conoscenza" dove si accenna al piede come luogo dove è addirittura possibile realizzare quanto lo yoga si propone: arrestare lo "scorrere disturbante" della mente (o lasciare scorrere, rimanendo puri testimoni): "Spargendo unguenti sui piedi, abbracciandolo, s'invererà in un momento l'arresto della mente".

Il piede è una grossa area di risonanza per l'intero corpo. Grazie a questa possibilità possiamo accedere e stimolare tutta la sensibilità corporea.

Il concetto di yoga è quello di creare il maggior numero di connessioni possibili. Premendo in modo opportuno varie aree del piede possiamo creare sensibilità e creare particolari tipi di connessioni fino a quel momento rimaste solo potenziali.

Il lavoro sulla risonanza e sul concetto di micro-cosmo e macro-cosmo ci permettono di uscire dall'isolamento e dal senso di distacco che potremmo avere con la nostra natura interiore e universale.

  

 

Per informazioni su questi tipi di pratiche rivolgersi, via mail o via cellulare, all'Accademia.